domenica 1 agosto 2010

Prima giornata di mare (in Sardegna)

Finalmente! Primo pomeriggio al mare, nel mio mare! Quel mare dove vedi il fondo anche se ti trovi a dieci metri, dove i pesci ed i gamberetti sguazzano felici e ti mordicchiano i piedi (pedicure gratis?!), e dove i granchietti ti salutano mettendosi in posa per le foto.
Abbiamo felicemente passato il pomeriggio in un pezzo di scoglio in mezzo tra Platamona e Porto Torres, sotto la torre di Abbacurrente ("Acqua che scorre", o qualcosa di simile), che si libera quando le onde cedono il passo ai turisti. Eravamo solo noi, tre intrepidi pescatori di età media 12 anni, una famigliola di sassaresi ed una marmaglia di ragazzetti abbronzatissimi che, a giudicare dalla parlata, saranno stati albanesi. Ah, c'erano anche tre fratelli che continuavano a mangiare patelle staccate dagli scogli. Uno gradiva, il piccolo sputava e la sorella maggiore lo sgridava dicendogli che non capiva niente. Che scena familiare...
Sulla sinistra c'è una stretta spiaggia, pericolosissima per il pericolo di crolli della costiera. A destra invece, Platamona, affollata come tutte le domeniche di Agosto.


Non ho molto da raccontare, avendo passato il tempo a dormire, fotografare animaletti o facendo cruciverba, nel disperato tentativo di abbronzarmi.

Più inquietante, invece, è stato l'epilogo della serata. Appena scesi dalla macchina abbiamo notato un forte, fortissimo odore di carogna, come quando trovi un topo morto nella dispensa, per intenderci. Davanti alla macchina c'erano, e ci sono ancora, un mucchio di frasche e rami tagliati e ammucchiati; sotto si scorgevano dei jeans ed una maglietta. Le piante usate per coprire il mucchio non corrispondevano a quelle vicine, per cui vi erano state messe apposta.
Non vi potete immaginare lo spavento. Ho davvero guardato troppe puntate di CSI per non uscire inquietata da quella vista. Penso che me la sognerò stanotte.
Mi ricordo ancora vagamente che proprio lì vicino, tanti anni fa, una ragazza era stata uccisa e il suo corpo buttato giù dalla scogliera... una studentessa della mia età, Cossu di cognome...
Abbiamo provato a smuovere foglie con un ramo più grosso e spostare quei vestiti ammucchiati che, per fortuna, erano semplicemente messi lì senza avvolgere niente. La cosa non è stata agevole né piacevole, con quel tanfo che veniva su a vampate ad ogni movimento. Non abbiamo trovato nulla, anche perché non era il caso di toccare quella roba con le mani; non avevamo nessun altro strumento.
Il mistero rimane irrisolto. Ce ne siamo andati tranquilli, pensando a qualche animaletto morto accovacciato tra quella robaccia ma, vi dirò, io non sono per niente tranquilla.

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