domenica 10 ottobre 2010

Brigata Sassari

Che strana sensazione, passare in corridoio e sentire una musica familiare. Ti prende dal fondo delle budella e richiama ricordi e sentimenti passati. Stranissima sensazione è sentirla tutti i giorni, ritualmente.
Per esempio, l'altro giorno (tempo variabile fra un anno ed un mese fa), passeggiavo per via Santa Maria, una delle principali per la vita turistico-studentesca, e da un bar spunta fuori una canzone dei Tazenda, non ricordo neanche quale, solo che sembrava averli lì davanti a me come all'ultimo concerto, ad intorno tutte le persone che mi accompagnavano, e la mia mamma a cui piacciono tanto, e mio fratello che faceva gli scout con i loro figli ed il piccolo Jacopo con le labbrucce a cuoricino.
E' stato come sentire l'odore di pollo arrosto per il pranzo mentre si fa colazione, cosa abbastanza frequente qui a mensa. E' pranzo, ma lo senti a colazione, è casa, ma la senti a Pisa.

Così sta succedendo in questi giorni. Tutte le mattine mi sveglio e, tornando da colazione, sento l'inno della Brigata Sassari. Prima è lontano, sommesso, quasi sognato. Ad ogni passo cresce, mano a mano che ci si avvicina alla fonte, fino a poter distinguere le singole voci degli omoni che lo cantano, fieri nella loro uniforme.
Non so chi sia ad ascoltarlo tutti i giorni, sempre alla stessa ora, forse è addirittura una sveglia. Non ci sono neanche altri sardi nel mio corridoio (benché un cognome Carta di una pisana possa trarre in inganno!).
chiudo gli occhi, vedo i tamburi, il lucido delle trombe e lo sventolare degli stendardi. Vedo la mia scuola elementare, confinante con una zona militare. Mentre cercavamo i lombrichi durante la ricreazione nella terra umida di pioggia, vedevamo le cime dei carri armati spuntare da dietro le siepi, e spari lontani. Ci portavano almeno una volta l'anno, in occasione di qualche festa che non ricordo, a vedere le parate ed a giocare tra i mezzi storici, ignari delle sofferenze che hanno visto cingoli e cannoni.
Tutte le mattine quel canto risuonava per le vie del mio quartiere, per qualche gioco sonoro particolare, un po' come il tifo allo stadio la domenica pomeriggio: sapevamo quando la nostra squadra stava vincendo anche standocene comodi nelle nostre camerette.
Mi ricorda tutti i giorni agli scout, quando la nostra sede stava ancora davanti alla caserma, o un giorno di matricola, in cui dovetti fare la sveglia ad uno più grande cantando quell'inno. Lui era già sveglio ed aveva già fatto colazione da ore, ma io lo seppi solo molto tempo dopo.

Come possono poche note portarsi dietro tante cose?

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